Civile

Patti di convivenza

Hai iniziato una convivenza di fatto? Con il “patto di convivenza” la legge consente di regolamentare l’affidamento dei figli, definire i rapporti atrimoniali e stabilire le modalità d’uso dell’abitazione familiare.

Questo studio si occupa anche della regolamentazione degli accordi che le coppie di fatto possono raggiungere in piena autonomia per disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune, attraverso la sottoscrizione di un “contratto di convivenza”..

Cos'è il contratto di convivenza

Il contratto di convivenza è uno strumento giuridico che consente di regolamentare i rapporti tra persone che decidono di vivere insieme senza soggiacere al vincolo di legame matrimoniale. Le persone che decidono di convivere stabilmente possono ritenere inopportuno contrarre matrimonio, oppure la possibilità di contrarre matrimonio può essere preclusa (ad esempio nel caso di persone dello stesso sesso), in questo caso si ricorre al patto di convivenza al fine di regolare i rapporti patrimoniali intercorrenti fra le persone che decidono di convivere. Presupposto del patto di convivenza è, appunto, la decisone di vivere insieme stabilmente e, solitamente, tale istituto disciplina anche le conseguenze patrimoniali in caso di eventuale cessazione della convivenza.

Validità del contratto di convivenza

Il contratto di convivenza, le sue modifiche e la sua risoluzione, sono redatti in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata, con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato, che ne attestano la conformità alle norme imperative ed all’ordine pubblico. A prevederlo espressamente è l’articolo 50 e 51 testo del maxiemendamento Cirinnà.

Come disciplinare il contratto di convivenza

È possibile disciplinare i diversi aspetti patrimoniali che riguardano:

  • Le modalità di partecipazione alle spese comuni, e quindi la definizione degli obblighi di contribuzione reciproca nelle spese comuni o nell’attività lavorativa;
  • I criteri di attribuzione della proprietà dei beni acquistati nel corso della convivenza (si può definire una sorta di regime di comunione o separazione);
  • Le modalità di uso della casa adibita a residenza comune (sia essa di proprietà di uno solo dei conviventi o di entrambi i conviventi ovvero sia in affitto);
  • Le modalità per la definizione dei reciproci rapporti patrimoniali in caso di cessazione della convivenza al fine di evitare future controversie legali;
  • La facoltà di assistenza reciproca, in tutti i casi di malattia fisica o psichica o la designazione reciproca ad amministratore di sostegno.
01

Cos'è il contratto di convivenza

Il contratto di convivenza è uno strumento giuridico che consente di regolamentare i rapporti tra persone che decidono di vivere insieme senza soggiacere al vincolo di legame matrimoniale. Le persone che decidono di convivere stabilmente possono ritenere inopportuno contrarre matrimonio, oppure la possibilità di contrarre matrimonio può essere preclusa (ad esempio nel caso di persone dello stesso sesso), in questo caso si ricorre al patto di convivenza al fine di regolare i rapporti patrimoniali intercorrenti fra le persone che decidono di convivere. Presupposto del patto di convivenza è, appunto, la decisone di vivere insieme stabilmente e, solitamente, tale istituto disciplina anche le conseguenze patrimoniali in caso di eventuale cessazione della convivenza.

02

Validità del contratto di convivenza

Il contratto di convivenza, le sue modifiche e la sua risoluzione, sono redatti in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata, con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato, che ne attestano la conformità alle norme imperative ed all’ordine pubblico. A prevederlo espressamente è l’articolo 50 e 51 testo del maxiemendamento Cirinnà.

03

Come disciplinare il contratto di convivenza

È possibile disciplinare i diversi aspetti patrimoniali che riguardano:

Le modalità di partecipazione alle spese comuni, e quindi la definizione degli obblighi di contribuzione reciproca nelle spese comuni o nell’attività lavorativa;

I criteri di attribuzione della proprietà dei beni acquistati nel corso della convivenza (si può definire una sorta di regime di comunione o separazione).
Le modalità di uso della casa adibita a residenza comune (sia essa di proprietà di uno solo dei conviventi o di entrambi i conviventi ovvero sia in affitto).

Le modalità per la definizione dei reciproci rapporti patrimoniali in caso di cessazione della convivenza al fine di evitare future controversie legali.

La facoltà di assistenza reciproca, in tutti i casi di malattia fisica o psichica o la designazione reciproca ad amministratore di sostegno.